Che cos'è il regime forfettario e chi può usarlo nel 2026

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per le persone fisiche che esercitano un'attività d'impresa, d'arte o professione in forma individuale. Per potervi accedere o rimanere anche nel 2026, il limite di ricavi o compensi da non superare nell'anno precedente è pari a 85.000 euro.

Se rispetti questo limite, puoi godere di una tassazione molto più bassa rispetto a quella ordinaria e di una gestione contabile decisamente semplificata. Non si tratta di una scorciatoia strana, ma di una scelta precisa dello Stato per aiutare chi parte da solo o gestisce una piccola attività locale a non affogare nella burocrazia. Molti parrucchieri, estetiste, idraulici e piccoli commercianti utilizzano questa formula proprio per la sua prevedibilità.

Esistono però alcune cause di esclusione. Ad esempio, non puoi accedere al forfettario se nell'anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro. Inoltre, l'esclusione scatta se partecipi contemporaneamente a società di persone o associazioni professionali, oppure se controlli direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata che svolgono attività riconducibili a quella che eserciti con la tua partita IVA.

Una calcolatrice e un blocco note su un tavolo di legno chiaro.

Come si calcolano le tasse con il coefficiente di redditività

Nel regime forfettario le tasse non si pagano sulla differenza tra quanto hai incassato e le spese che hai effettivamente sostenuto, ma su una percentuale fissa dei tuoi ricavi stabilita dallo Stato in base al tuo tipo di attività. Questa percentuale si chiama coefficiente di redditività ed è associata al tuo codice ATECO.

Ad esempio, se sei un artigiano o svolgi un'attività di servizi alla persona come un'estetista, il tuo coefficiente potrebbe essere del 67%. Questo significa che lo Stato dà per scontato che per produrre 100 euro di incasso tu ne abbia spesi 33 per la tua attività. Pagherai le tasse e i contributi previdenziali solo sul restante 67%, indipendentemente da quanto hai speso davvero per affitto, materiali o attrezzature.

Questo meccanismo semplifica moltissimo la vita perché non devi conservare ogni singolo scontrino della spesa per scaricarlo dalle tasse. Di contro, se in un anno particolare hai dovuto fare investimenti molto importanti che superano la quota forfettaria riconosciuta dallo Stato, non potrai comunque dedurli per ridurre le tasse.

Le aliquote d'imposta: il 5% e il 15%

La vera forza del regime forfettario risiede nelle sue aliquote d'imposta sostitutiva, che sono incredibilmente vantaggiose rispetto agli scaglioni IRPEF tradizionali. Per le nuove attività che rispettano determinati requisiti di novità, l'aliquota è ridotta ad appena il 5% per i primi cinque anni di attività.

Dal sesto anno in poi, o se avvii una partita IVA che non è considerata "nuova" (ad esempio se prosegui un'attività che facevi prima come dipendente per lo stesso datore di lavoro), l'aliquota sale al 15%. Si tratta comunque di una percentuale molto bassa se confrontata con il sistema ordinario, dove l'aliquota minima parte da oltre il 20% e sale rapidamente all'aumentare del reddito.

Questa imposta sostituisce l'IRPEF, le addizionali regionali e comunali e l'IRAP. Significa che con un unico versamento risolvi gran parte dei tuoi obblighi con il fisco, rendendo i tuoi costi di gestione estremamente prevedibili fin dal primo giorno dell'anno.

Un artigiano nel suo laboratorio che organizza i conti dell'attività.

I contributi previdenziali e lo sconto INPS

Oltre alle tasse, ogni lavoratore autonomo deve versare i contributi per la propria pensione futura. Se sei iscritto alla Gestione Artigiani e Commercianti dell'INPS e applichi il regime forfettario, hai diritto a richiedere una riduzione del 35% sull'importo totale dei contributi dovuti.

Questa agevolazione va richiesta telematicamente entro la scadenza del 28 febbraio di ogni anno ed è un ottimo modo per alleggerire il carico finanziario nei primi anni di vita dell'attività. Ricorda però che versare meno contributi oggi significa anche accumulare un montante contributivo inferiore per quando andrai in pensione, anche se per molti professionisti all'inizio la priorità assoluta è far quadrare i conti mensili.

Se invece svolgi un'attività professionale senza una cassa previdenziale autonoma e sei iscritto alla Gestione Separata INPS, pagherai i contributi in percentuale sul tuo reddito calcolato sempre in base al coefficiente di redditività, senza quote fisse minimali da versare anche in caso di incassi zero.

I vantaggi pratici nella gestione di tutti i giorni

Il regime forfettario ti esonera dall'applicazione dell'IVA sulle fatture e sulle ricevute che emetti per i tuoi clienti. Questo significa che se proponi un servizio a 100 euro, il cliente pagherà esattamente 100 euro, senza dover aggiungere l'imposta sul valore aggiunto che di solito gonfia i prezzi. Di contro, la mancanza di IVA sulle vendite comporta anche l'impossibilità di detrarre l'IVA sugli acquisti che effettui per la tua attività.

Questo aspetto ti rende immediatamente più competitivo sul mercato, soprattutto se i tuoi clienti sono privati che non possono recuperare l'IVA. Per un parrucchiere o un piccolo artigiano, poter evitare l'IVA significa poter offrire tariffe più basse a parità di guadagno netto, oppure mantenere lo stesso prezzo finale intascando una quota maggiore.

Inoltre, non sei soggetto agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e hai adempimenti contabili ridotti al minimo. Certo, dal 2024 è diventato obbligatorio emettere le fatture in formato elettronico per tutti, ma la gestione complessiva rimane infinitamente più leggera e meno costosa rispetto a una contabilità ordinaria o semplificata.